Liberamente tratto da un articolo di Pino Nicotri pubblicato su L'Espresso Blog (su segnalazione di FantArt)
- GENNAIO 2004: I genitori dei bambini abusati si sono rivolti con fiducia alla Chiesa, anziché ad avvocati e tribunali, inviando alla curia di Firenze esposti e memoriali sulle violenze sessuali ai danni di minori consumate per anni dal parroco Lelio Cantini, titolare della parrocchia Regina della Pace. Con la complicità di una donna, la solita “veggente” di turno le cui visioni di Gesù servivano alla selezione degli “eletti”, il parroco Cantini ha imperversato per anni e anni imponendo violenze, psicologiche e fisiche, fra cui quella sistematicamente rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di “adesione totale a Dio”, facendo credere a ognuno e a ognuna di essere il prescelto e intimando il segreto assoluto pena il “castigo divino”.
- SETTEMBRE 2005: il parroco Lelio Cantini viene trasferito, per “motivi di salute”, in un’altra parrocchia della stessa diocesi (nel frattempo sono passati ben 20 mesi!), senza che venisse né denunciato alla magistratura né privato dell’abito talare.
- MARZO 2006: Deluse, le vittime e i loro familiari si sono allora rivolti al Papa, con una lettera recante in allegato i dettagliati memoriali di dieci tra le almeno venti vittime di abusi. Alla loro missiva ha risposto il cardinale Camillo Ruini, ma in un modo francamente incredibile, di inaudita ipocrisia e mancanza di senso della responsabilità. Il famoso cardinale, tanto impegnato nella lotta incessante contro la laicità dello Stato italiano, a fronte alle porcherie del suo sottoposto si rivela quanto mai imbelle, omertoso e di fatto complice: tutta la sua azione si riduce a una lettera agli stuprati per ricordare loro che il parroco criminale il 31 marzo ha lasciato anche la diocesi e per augurare che il trasferimento “infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti”.
Il dramma però è che Ruini ai fedeli fiorentini che hanno subìto quello che hanno subìto non poteva rispondere altrimenti, perché – per quanto possa parere incredibile – a voler imporre il silenzio, anzi il segreto pontificio sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di minori, è stato proprio l’attuale Papa, Ratzinger, con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001.
Da notare che per quell’ordine scritto diramato a tutti i vescovi assieme all’allora suo vice, cardinale Tarcisio Bertone (oggi ancor più potente perché scelto dal papa tedesco come nuovo Segretario di Stato, cioè ministro degli Esteri del Vaticano), Ratzinger nel 2005 è stato incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili in quel di Houston, nel Texas. Per l’esattezza, presso la Corte distrettuale di Harris County l’attuale pontefice è accusato di avere coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori.
Ma che fine ha fatto nel frattempo Lelio Cantini, il parroco responsabile degli abusi?
Il cardinale Antonelli il 17 gennaio ha scritto alle vittime di Cantini che al termine di un “processo penale amministrativo” tutto interno alla curia e sentita per l’appunto la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex parroco “non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna”.
Tutto qui! Di denuncia alla magistratura, neppure l’ombra, e del resto il “segreto pontificio” non lascia scampo...
Ma perché ne parla tutto il mondo e i nostri telegiornali no?
Perché su internet non si parla d'altro... e ancora non c'è uno solo dei rappresentanti delle nostre istituzioni
che dichiara che quello commesso da Joseph Ratzinger è un reato mostruoso?
Perché le nostre istituzioni non intervengono in difesa delle vittime degli abusi?
«Chi conosce il bene che deve fare e non lo fa, commette peccato!»