Tagliare gli sprechi: niente scuola ai bambini con tumore
BARI - Niente più lezioni da quest'anno per i bambini ricoverati nei reparti di pediatria del Policlinico di Bari.
La mannaia sui fondi destinati alla scuola dal ministero dell'istruzione si è abbattuta anche sull'istruzione in provincia di Bari alle prese con una decurtazione di organico. E a risentirne saranno anche i piccoli ricoverati per tumore, per interventi di dialisi o per altre malattie gravi nel Policlinico di Bari, i quali non potranno essere seguiti dalle insegnanti che qui erano distaccate dalla scuola media 'Fiore' di Bari.
E non mancano le proteste, le prese di posizione, l'indignazione per la vicenda riportata oggi dal quotidiano 'la Repubblica'. Tra tutti l'assessore alla Solidarietà sociale del Comune di Bari, Susy Mazzei, dice di essere "indignata" per questa vicenda. "Siamo davanti a tagli tremendi - osserva l'assessore che per 25 anni è stata preside di scuola - che vanno a colpire una attività tanto importante per questi piccoli alle prese con patologie così serie. Un grosso errore che in qualche modo cercheremo di tamponare. Cercheremo in qualche modo di offrire qualcosa di alternativo, ma non sarà facile".
Il Comune di Bari già gestisce attività ludico-espressive per bimbi nei tre nosocomi baresi (Policlinico, San Paolo, e il pediatrico Giovanni XXIII). Inoltre "il Comune di Bari - rileva Mazzei - ha duplicato le risorse destinate ai minori senza aumentare le tasse".
Sulla vicenda interviene anche la Cisl. Ieri il segretario Francesco Scrima aveva parlato di un governo che "vuole cercare di ridurre gli sprechi cancellando i servizi agli ultimi indifesi". Molto dura anche Licia Positò, preside della scuola 'Fiore', che fino allo scorso anno scolastico aveva offerto una sezione distaccata al reparto di pediatria del Policlinico. "E' una vergogna", afferma, lasciando tuttavia intendere di non ritenere per nulla chiusa questa vicenda. Ansa
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STRASBURGO - "Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi". Questo il giudizio espresso da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, in occasione della diffusione del suo rapporto sulla visita compiuta in Italia il 19 e 20 giugno scorsi per discutere della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi. Hammarberg guarda anche con "forte preoccupazione" ai provvedimenti che nel pacchetto sicurezza sembrano essere mirati in particolar modo ai Rom e per la volontà espressa dal governo di estendere a tutto il territorio italiano lo stato di emergenza già in vigore in tre regioni. Nel rapporto reso noto oggi e composto da una ventina di pagine Hammamberg osserva che "il ripetuto ricorso a misure legislative d'emergenza" per affrontare i problemi legati all'immigrazione sembra indicare "una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo" che dovrebbe quindi essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Hammarberg sottolinea come "la decisione di rendere la presenza illegale in Italia una aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione". Anche le espulsioni di cittadini Ue condotte sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza potrebbero sollevare, secondo il commissario, "seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani", su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo.