Perché non scrivo più?
Premessa.
Perché non scrivo più?
Viviamo nell'era del gossip e dell'autobiografismo. L'era del reality e del talk show all'ultimo sangue. L'era dell'individualismo e del crollo delle ideologie. L'era del moralismo fatto in casa, in cui è molto più facile giudicare che comprendere. L'era dell'assenza di responsabilità dove, se le cose vanno male, la colpa è sempre di qualcun'altro...
Viviamo nell'era in cui fare politica significa essere perennemente in campagna elettorale, massacrando continuamente la pazienza degli elettori con tormentoni quali "elezioni subito!" e "bisogna fare le riforme!". L'era in cui le grandi decisioni si prendono negli studi di "Porta a porta", invece che nelle aule del Parlamento.
Viviamo nell'era in cui parlare di politica significa parlare di una classe di porci drogati di potere (e non solo) che, ormai da oltre mezzo secolo, fa i salti mortali per spartirsi la torta, fregandosene altamente dei problemi del popolo che dovrebbero rappresentare e da cui vivono distanti anni luce.
Ben cosciente del fatto che sterili slogan elettorali, intrighi di palazzo, cori da stadio e sputi in parlamento difficilmente cambieranno il destino del nostro paese, provo, un passo alla volta, a mettere insieme i pezzi del mio futuro da "laureato precario", tra stage non retribuiti e contratti a progetto da 300 euro al mese...
«Servirsi a fini di potere degli sfruttati (anche solo del loro nome) è la peggiore forma di sfruttamento possibile. Proclamare il proprio amore per gli operai può riuscire un comodo alibi per chi non ama nessun operaio, o nessun uomo. Una folla consapevole che afferma la libertà dello spirito è uno spettacolo sublime. Ma una folla accecata che esalta il Potere è uno spettacolo osceno: chi si rende responsabile di una simile oscenità farebbe meglio a impiccarsi!»
categorie: guerra e pace, lavoro, aforismi, informazione, esistenza, società , povertà , mafie, stati di animo
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Fonte immagine:
V. Van Gogh, Notte stellata sul Rodano
Apri lentamente gli occhi, ti senti la testa un po’ indolenzita, hai la gola secca e tutto il tuo corpo è intirizzito, freddo. Non appena i tuoi occhi cominciano a mettere a fuoco ciò che ti circonda, vedi un uomo con addosso una specie di tuta spaziale che guarda in basso verso di te. Ti sorride. " Ce l'hai fatta. Benvenuto nel XXV secolo". Tutto questo può sembrare fantascienza, eppure oggi ci sono molte persone che stanno investendo tempo e denaro nella scienza dell'ibernazione, con la speranza che un giorno, decenni o secoli dopo la loro "morte", possano essere curati e riportati in vita. La base teorica dell'ibernazione è di una semplicità affascinante: una persona muore, il suo corpo viene prima congelato e poi, al momento opportu-no, decongelato in un mondo futuribile dominato da tecnologie avanzatissime. Tutti i suoi problemi, compreso quello di avere un corpo mortale, sono così risolti. [...]