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Pensierofilia è una selezione di pensieri... tenuti in aria dai puntini di sospensione.....
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Database aggiornato in tempo reale dei civili morti in Iraq a partire dall'intervento militare degli USA nel 2003.

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Emergency si occupa dell'assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati, allo scopo di dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione e di promuovere una cultura di pace e solidarietà

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Amnesty International è un’organizzazione non governativa indipendente, svolge ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all’integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione.

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AMREF, attraverso l'ausilio di educatori, medici, infermieri, ingegneri, promuove lo sviluppo di 14 Paesi dell'Africa orientale: dal Kenya all'Uganda, dal Sudan al Sudafrica.

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Food and Agriculture Organization of the United Nations, guida gli sforzi internazionali per sconfiggere la fame. La FAO è anche una fonte di conoscenza e informazioni. Aiuta i paesi in via di sviluppo e i paesi in transizione a modernizzare e migliorare l'agricoltura, la selvicoltura e la pesca, e assicurare a tutti una buona alimentazione.

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Greenpeace è uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo. Greenpeace si ispira ai principi della non-violenza; è indipendente da qualsiasi partito politico; non accetta aiuti economici né da governi né da società private e si finanzia esclusivamente con il contributo di singoli individui che ne condividono gli ideali e la missione.

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venerdì, 01 febbraio 2008

Perché non scrivo più?


     Premessa.


Chiedo scusa a tutti gli amici che, in queste ultime settimane, mi hanno scritto senza ottenere alcuna risposta. Ultimamente, per diversi impegni, non dispongo di molto tempo da dedicare al blog. Nonostante tutto, spero di non perdere i contatti con gli amici della blogosfera che, per quasi due anni, mi hanno tenuto compagnia e hanno arricchito questo blog condividendo opinioni, pensieri, emozioni.


     Perché non scrivo più?

Sono diversi i motivi che mi stanno allontanando dalla blogosfera. Sicuramente, le ultime due settimane di silenzio non sono affatto casuali: si tratta di una scelta ben precisa. Sosteneva Charles Bukowski:

«Tanta gente urla le  verità, ma senza stile è inutile, non serve.»

Viviamo nell'era del gossip e dell'autobiografismo. L'era del reality e del talk show all'ultimo sangue. L'era dell'individualismo e del crollo delle ideologie. L'era del moralismo fatto in casa, in cui è molto più facile giudicare che comprendere. L'era dell'assenza di responsabilità dove, se le cose vanno male, la colpa è sempre di qualcun'altro...
Viviamo nell'era in cui fare politica significa essere perennemente in campagna elettorale, massacrando continuamente la pazienza degli elettori con tormentoni quali "elezioni subito!" e "bisogna fare le riforme!". L'era in cui le grandi decisioni si prendono negli studi di "Porta a porta", invece che nelle aule del Parlamento.
Viviamo nell'era in cui parlare di politica significa parlare di una classe di porci drogati di potere (e non solo) che, ormai da oltre mezzo secolo, fa i salti mortali per spartirsi la torta, fregandosene altamente dei problemi del popolo che dovrebbero rappresentare e da cui vivono distanti anni luce.

Ben cosciente del fatto che sterili slogan elettorali, intrighi di palazzo, cori da stadio e sputi in parlamento difficilmente cambieranno il destino del nostro paese, provo, un passo alla volta, a mettere insieme i pezzi del mio futuro da "laureato precario", tra stage non retribuiti e contratti a progetto da 300 euro al mese...



«Servirsi a fini di potere degli sfruttati (anche solo del loro nome) è la peggiore forma di sfruttamento possibile. Proclamare il proprio amore per gli operai può riuscire un comodo alibi per chi non ama nessun operaio, o nessun uomo. Una folla consapevole che afferma la libertà dello spirito è uno spettacolo sublime. Ma una folla accecata che esalta il Potere è uno spettacolo osceno: chi si rende responsabile di una simile oscenità farebbe meglio a impiccarsi!»

(Elsa Morante, Piccolo Manifesto dei Comunisti senza classe né partito)


giovedì, 22 novembre 2007

Il burattinaio della libertà!

Il Cavaliere controllava la Rai tramite i suoi collaboratori. Conflitto d'interessi: chi l'avrebbe mai detto?

burattinaioMILANO - "Media-Rai". Le due superpotenze nazionali della tv, che dovrebbero competere aspramente per la conquista dell'audience, fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiano informazioni sui palinsesti. Concordano le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca. Orchestrano i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessono la tela, fanno decine, centinaia di telefonate, si scambiano notizie, organizzano fino ai più piccoli dettagli. È il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche - realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 - allegate all'inchiesta sul fallimento della "Hdc", la holding dell'ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. E in particolare dai resoconti, redatti dalla Guardia di Finanza, delle conversazioni telefoniche di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all'epoca, dirigente della Rai, e di Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all'epoca, numero tre delle televisioni Mediaset. La "ragnatela" avvolge e intreccia le vicende della tv di Stato con quelle di Mediaset. I direttori di Tg1 e Tg5 (all'epoca Clemente J. Mimun e Carlo Rossella) fanno, testuale, "gioco di squadra". Il notista politico del Tg1 informa la Bergamini e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata. Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà "al Dottore in ogni occasione opportuna". repubblica

Rivolta dei giornalisti Rai. "E' la prova di quello che si sapeva". Fuori dall'ufficialità, i giornalisti concordano nell'affermare che quella pubblicata da Repubblica è solo la prova di qualcosa che già si conosceva. "Sapevamo - dice una giornalista del Tg1 - che Rai e Mediaset avevano un filo diretto e concordavano una strategia. Vedi il caso della morte del Papa: nonostante le pressioni fortissime della redazione, non fu possibile interrompere Porta a porta dove c'era Silvio Berlusconi anche se con un un contributo registrato". Secondo i più, andavano in onda edizioni fotocopia dei tg Rai e Mediaset e gran parte dei giornalisti ipotizza che nella cosiddetta "cabina di regia" ci fossero altri esponenti politici, vicini a Berlusconi, capaci di dettare la loro legge. repubblica

Riprendiamoci l'informazione. "[...] Ed è un punto cardine in Germania, in Spagna, in Francia, in ogni Paese degno di questo nome, che non si può avere una presenza dominante nell’informazione e, allo stesso tempo, fare politica. Per gli altri partiti è come combattere contro il campione dei pesi massimi con un braccio legato dietro alla schiena. Il fenomeno Berlusconi non è compatibile con la democrazia. I suoi giornali, le sue televisioni non sono compatibili con la sua presenza in politica. Di questo devono discutere subito Veltroni, Prodi, Fini, Bertinotti e tutti gli altri: di una informazione democratica, non di sigle e percentuali. Ma non lo faranno perchè, anche loro, ne hanno dei benefici. La democrazia è diventata marketing. Lo Stato è fuori dal controllo dei cittadini. Riprendiamoci l’informazione." beppegrillo

Ladies and Gentlemen, benvenuti in Italia, un grande paese europeo in cui, in nome della "Libertà", vige un regime dittatoriale! Un regime che, ai tempi della "democrazia" berlusconiana, Daniele Luttazzi definì Fascismo-light: un degno erede del Ventennio, che non prende più a manganellate i nostri corpi, ma i nostri diritti...
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martedì, 06 novembre 2007

Giustizia e Libertà

La Resistenza non è mai finita.



Ci sono dei momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno.
E noi non siamo piaciuti...

La Resistenza non è mai finita.
Anche oggi c'è sempre da resistere a qualcosa...

(Enzo Biagi)
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categorie: storia, video, rivoluzione, informazione, società


lunedì, 22 ottobre 2007

Lettera di un «bamboccione» al Prof. Romano Prodi

Gentile Prof. Romano Prodi,

chi Le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" che tanto fanno sorridere il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa.
Secondo gli ultimi dati forniti dalla Banca D'Italia  - relativi ai giovani alle prese con il mondo del lavoro - si evince chiaramente che "il salario dei lavoratori dipendenti più giovani si è ridotto negli anni Novanta rispetto a quello dei lavoratori più anziani"; inoltre, "il calo del salario d'ingresso non è stato controbilanciato da una carriera e, quindi, una crescita delle retribuzioni più rapida". Ne consegue che "la perdita di reddito nel confronto con le generazioni precedenti risulta dunque in larga parte permanente". In altri termini, i giovani guadagnano fino al 35% in meno dei loro padri, senza alcuna prospettiva di crescita professionale che possa compensare nel tempo questo enorme gap generazionale.
Lei mi insegna,  Professore, che il programma dell'Unione era molto chiaro e deciso su questo tema:

[...] sosteniamo politiche del lavoro dirette a promuovere la piena e buona occupazione e a ridurre il tasso di precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro discontinuo. Oltre al superamento della legge "Maroni", noi puntiamo:
- all'estensione a tutti i lavoratori delle tutele e dei diritti di base (maternità, paternità, malattia, infortunio, diritti sindacali,etc) e dell'accesso al credito;
- all'aumento delle opportunità di crescita professionale, attraverso il diritto alla formazione permanente;
- alla garanzia e al sostegno non solo del reddito attuale, ma anche dei trattamenti pensionistici futuri, con strumenti quali: la totalizzazione di tutti i contributi versati, anche in regimi pensionistici diversi, e la copertura figurativa per i periodi di non lavoro.
Vogliamo inoltre estendere le tutele anche nel mercato del lavoro riformando gli ammortizzatori sociali, potenziando i servizi pubblici all’impiego e la formazione professionale sul territorio, innovando e allargando le politiche attive di sostegno all’occupazione e per la formazione lungo tutto l’arco della vita. In particolare, proponiamo politiche specifiche per aumentare le opportunità di lavoro dei gruppi oggi sottorappresentati sul mercato del lavoro, in primo luogo:
- i giovani, per accrescerne istruzione e qualificazione professionale e stabilizzarne i rapporti di lavoro;
- le donne, con strumenti che ne garantiscano la parità di diritti normativi, retributivi e pensionistici, senza discriminazioni. Anche a tal fine, vogliamo favorire la conciliazione delle responsabilità genitoriali degli uomini e delle donne con la vita lavorativa, con diversi strumenti: dall’estensione degli asili nido di territorio
come diritto alla socializzazione primaria dei bambini e delle bambine, alla possibilità di part-time e di congedi adeguatamente retribuiti, agli incentivi per l’inserimento e il reinserimento al lavoro dopo periodi di assolvimento di responsabilità genitoriali;
- gli anziani, con azioni che promuovano la vecchiaia attiva: sostegni e incentivi al reinserimento al lavoro, formazione professionale per adeguare le competenze; forme di passaggio graduale fra lavoro e non lavoro, anche con part time misto a pensione;
- i lavoratori delle aree depresse, specie del Mezzogiorno, con incentivi mirati all’occupazione stabile e alla regolarizzazione del lavoro nero oltre che con il rilancio dello sviluppo di quelle regioni;
- i soggetti disabili e svantaggiati, attraverso il superamento delle normative introdotte dalla "legge 30" e il potenziamento dei centri pubblici per i servizi di inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità.
(pp. 163-164)


Ancora oggi, questa parte del programma risuona come musica nella mia scatola cranica.
Ma, con il passare dei giorni, le note di questa sinfonia si fanno sempre più dissonanti...

Gentile Professore, chi le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" che ancora credono in quelle promesse. E ci credono fermamente, proprio come avevano creduto alle promesse di riduzione delle spese militari. Chi Le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" idealisti che confidano ancora nei colori della Pace, ma hanno visto stanziare centinaia di milioni di euro per il rifinanziamento delle missioni militari; uno di quelli che inermi hanno assistito all'ampliamento delle basi militari USA di Vicenza.

Gentile Professore, chi Le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" che Le hanno dato la propria preferenza alle ultime elezioni.  E, innamorati delle emozionanti parole sul "diritto a comunicare e ad essere informati", sulla "ricchezza e pluralità delle fonti, quali valori fondamentali di una democrazia avanzata" - parole che vibravano nelle ultime pagine del programma - assistono esterefatti al disegno di legge che metterebbe il bavaglio alla libera informazione su internet. Uno dei tanti "bamboccioni", abbagliati, illusi, umiliati ed offesi dall'operato di questo governo e che, sprofondati ormai da tempo nell'incertezza più assoluta, si chiedono: "Quale sarà la prossima tragica mossa del Governo Prodi?" (sempre se ci sarà ancora per molto, un governo Prodi).

Gentile Professore, chi Le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" che temono (terrorizzati) il possibile ritorno del Cavaliere.

Uno dei tanti, che spera ancora che gli impegni presi con il popolo italiano saranno, prima o poi, rispettati ed onorati. Uno dei tanti, che si permette di dare, a Lei e a tutti i membri dell'attuale Governo, un umile consiglio: rileggete con attenzione (e magari con un paio di occhiali nuovi) il programma. Perché noi "bamboccioni" - a differenza di qualche esimio ministro - prima di firmare qualsiasi cosa, leggiamo tutto con molta attenzione...

In attesa di un suo possibile riscontro, porgo cordiali saluti.

Donato Marchesani
condiviso da vegekuu alle ore 15:56 | link | commenti (13)
categorie: lettere, sogni, lavoro, informazione, società


venerdì, 19 ottobre 2007

Dopo la «salva-Previti» arriva la legge «salva-Mastella»

Approvato il disegno di legge per tappare la bocca ai blogger

Sappiamo tutti quanto può essere fastidioso un blogger.
Con le sue improbabili pretese di poter scrivere liberamente quello che pensa, senza sottostare alle "veline" di un direttore di giornale o di uno schieramento politico. Superbo e immodesto, crede ancora alle favole, come quella in cui il lupo cattivo sbrana in un sol boccone l'articolo 21 della Costituzione italiana e, al tempo stesso, il diritto di "manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione [...] senza essere soggetto ad autorizzazioni o censure".
Il blogger, un "frustrato che rovista nella spazzatura in cerca di cibo avariato da offrire ai suoi lettori".
Il blogger, incurabile perdigiorno, che organizza manifestazioni che, con il pretesto della partecipazione democratica alla vita politica e, con l'alibi del diritto di manifestare liberamente le proprie idee, infiammano il terrorismo.
Il blogger, che non avendo niente di meglio da fare, crea un blog fake per protestare contro i commenti censurati nel blog del senatore Clemente Mastella.

Povero Mastella, indignato ed offeso da questi loschi figuri che rispondono all'appellativo di "blogger".
Povero Mastella, costretto a controbattere - seduto davanti al suo pc, in uno dei 26 appartamenti al centro di Roma (acquistati a prezzi da seminterrato cadente di periferia) - ed a spiegare ai suoi lettori perfino i principi fondamentali della grammatica italiana.
Ma adesso basta! Due anni dopo la «salva-Previti», arriva la legge «salva-Mastella».
Molto presto il ministro della Giustizia, non avrà più grattacapi. Il 12 ottobre, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge a d.o.c. per tappare la bocca, una volta per tutte, a tutti questi bighelloni indolenti. Se la legge sarà approvata dal Parlamento, infatti, chiunque abbia un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale, dovrà sostenere obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste e, soprattutto, temere sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.
repubblica
Il testo è opera di Ricardo Franco Levi, sottosegratario alla Presidenza del Consiglio, ed è stato approvato all'unanimità. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
beppegrillo

«La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog? La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura. [...] Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.» (Beppe Grillo)

bloggiamo la legge contro il  Web

<div align="center">
<a href="http://www.petitiononline.com/noDDL/petition.html" target="_blank" title="Firma la petizione contro il disegno di legge Levi-Prodi"><img src="http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/bloggiamobanner.jpg" alt="bloggiamo la legge contro il  Web" width="160" height="55" border="0" /></a>
</div>
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categorie: informazione, mafie


lunedì, 15 ottobre 2007

Bonzi: 1 - Giunta militare: 0

I "bonzi" vincono la prima importante battaglia: le aziende di tutto il mondo voltano le spalle al regime.

L'immagine “http://www.agi.it/uploads/newson/Me/Cb/MeCbAjt0ZqazZ5vLu79jXg/700_dettaglio2_Hkg750571.jpg†non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Monaci buddisti in marcia contro il regime militare, fonte: www.agi.it

Nonostante la repressione violenta del regime birmano, gli almeno 200 morti (tutti cremati per non lasciare traccia) e 7.000 arrestati, gli oltre 2.ooo monaci deportati ai lavori forzati, le decine di migliaia di persone radunate in piazza a Rangoon per partecipare ad una manifestazione-farsa a sostegno della giunta militare, i "bonzi" hanno già vinto la loro prima grande battaglia.
Grazie alla loro manifestazione di protesta gandhiana, infatti, tutto il mondo oggi conosce i crimini e le nefandezze del regime militare birmano. ansa, peacereporter

E la lotta per la democrazia ha raggiunto già i primi importanti risultati.
In tutto il mondo, gioiellieri, catene di grande distribuzione, aziende tessili, grandi compagnie assicurative, negozi specializzati nel lusso d’élite, stanno boicottando le esportazioni del regime. Da Cartier a Tiffany, fino all’associazione dei Gioiellieri americani. Niente più pietre preziose - soprattutto rubini e zaffiri - provenienti dalla Birmania “in seguito alle violenze e alla repressione di cui si è resa responsabile la giunta militare al potere”. La Jewelers of America, che racchiude 11.000 ditte attive nel commercio di gemme, ha anche chiesto ai suoi associati di richiedere garanzie sulla provenienza delle gemme che trattano. "Sarà dura però- ha ammesso all'agenzia Reuters Brian Leber, un associato dell'Illinois - per molti qui negli Usa l'argomento è controverso".
"Bulgari annuncia di aver cessato già da tempo l’acquisto di pietre preziose di provenienza birmana. Sebbene l’azienda non abbia mai acquistato le gemme direttamente nel Myanmar (ex Birmania) ma solo sui mercati internazionali, ha espressamente richiesto ai suoi fornitori garanzie sulla provenienza geografica delle pietre preziose." Questo l’annuncio postato sul sito di uno marchi storici dell’Italian Style, il brand di gioielli d’élite ‘Bulgari’. Un’azienda nata da una famiglia che in sé racchiudeva diverse nazionalità (greca, israelita, italiana e diverse altre balcaniche) e ha dimostrato grande sensibilità verso la questione che maggiormente ha scosso nell’ultimo mese le coscienze nel pianeta.
Anche la compagnia di assicurazioni britannica London Market Aviation Insurer ha sospeso le polizze stipulate con la giunta militare per la compagnia di bandiera dei militari. L’adesione al boicottaggio internazionale contro il regime, recita la nota ufficiale, deriva dallo “sgomento per la brutalità delle immagini che riportavano la repressione”. Senza copertura assicurativa, la Myanmar Airways International
(Mai), ha sospeso i voli lungo le tratte quotidiane verso Bangkok (Thailandia) e Kuala Lumpur (Malesia).
Anche OviEsse, la catena d’abbigliamento del gruppo Coin, ha deciso di non rifornirsi più in Birmania di capi di abbigliamento, "perché condividiamo la richiesta che salle dalla società civile di quel Paese", recita il comunicato aziendale, e per “indurre il governo di quel Paese a ripristinare al più presto i diritti civili”, ha detto a PeaceReporter l’amministratore delegato del gruppo Coin Stefano Beraldo. Una decisione definitiva: "Sospensione del ricorso a forniture provenienti dalla Birmania (testuale) fino a quando non sarà ripristinato il rispetto dei diritti civili". peacereporter

Il mondo intero sta assistendo, oggi, ad una vera e propria rivoluzione nonviolenta. Una concreta alternativa ai bombardamenti, ai carri armati, ai kamikaze, alla violenza, alla distruzione... un'alternativa reale alla guerra.


MyanmarFree
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<!-- Fine codice Myanmar FREE -->

Altre iniziative dei blogger pro-Birmania libera...
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categorie: guerra e pace, immagini, news, appelli, rivoluzione, informazione, povertà


venerdì, 05 ottobre 2007

Niente di serio

Quando l'arroganza della politica non conosce limiti.

Clemente Mastella, Fonte: www.rai.it"Ho letto i resoconti sulla trasmissione Annozero. Mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell'appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la Giustizia". Lo afferma il presidente del Consiglio, Romano Prodi, a proposito della puntata dedicata alla vicenda De Magistris, pm di Catanzaro bersaglio di una richiesta di trasferimento cautelare d'ufficio avanzata nei suoi confronti dal ministro della Giustizia, Clemente mastella. Ansa, Ansa

Nel registro degli indagati delle inchieste condotte dal pm De Magistris figurano, tra gli altri, i nomi di Romano Prodi, indagato per abuso d'ufficio (secondo l'accusa, Prodi e i suoi collaboratori avrebbero avuto un ruolo nel "pilotaggio" dei fondi pubblici europei destinati all'Italia nel periodo 2004-2007.) e Clemente Mastella, intercettato mentre parla con una delle persone successivamente indagate dalla procura di Catanzaro, tale Antonio Saladino, imprenditore accusato di associazione per delinquere, truffa aggravata e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Beppegrillo.Meetup

Riepilogando:
   (a) De Magistris, pm di Catanzaro, indaga su Prodi e Mastella;
   (b) Mastella, ministro della Giustizia, chiede il trasferimento cautelare d'ufficio di De Magistris.

In un paese libero e democratico (quale dovrebbe essere l'Italia) è lecito o meno chiedersi se ci sia una relazione di causa-effetto tra (a) e (b) ? La domanda, palesemente retorica, non trova proprio tutti d'accordo sulla risposta.

Mastella, ad esempio, lancia un avvertimento al Cda Rai: "o vengono date regole certe di convivenza nel servizio pubblico, altrimenti il mio partito attiverà i meccanismi parlamentari per sfiduciare il Cda. In senato, dove i numeri sono più ballerini, faremo mozioni di sfiducia". E aggiunge: "Perché vi lamentate di Fede? Viva Fede! [...] Voi parlate di Fede, ma fede è su un canale privato [un "canale privato" che non ha ottenuto la licenza di trasmettere e che occupa abusivamente le frequenze destinate ad un altra emittente, Beppegrillo ]. Andare in dieci contro uno, contro il povero Scotti, non è buon giornalismo". Ansa

Di parere opposto il consigliere di amministrazione Rai, Sandro Curzi: "La puntata di ieri di 'Annozero' incentrata sul caso di De Magistris ha garantito il massimo pluralismo. Sicuramente non c'é stata violazione delle norme ma una buona lezione di giornalismo". Ansa

Caro (si fa per dire) ministro Mastella, fare domande è sempre sintomo di "buon giornalismo".
Casomai il problema è nascondere le risposte...

«La situazione è grave, ma non seria.»
(Ennio Flaiano)
condiviso da vegekuu alle ore 14:24 | link | commenti (12)
categorie: televisione, aforismi, informazione, società, mafie





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