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La vignetta di... Mauro Biani

Decreti pro stupri della democrazia




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sabato, 17 novembre 2007

Il povero (c)ane senza testa

Ogni riferimento al post precedente NON è puramente casuale...

il_povero_cane_senza_testa
Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero (c)ane
di cui parla la gente.

È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.

La testa, si dice,
gliel'hanno mangiata...
(La " c " per i fiorentini
è pietanza prelibata).

Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.

Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.

Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l'ha
ma non l'adopera mai.


(Gianni Rodari)

condiviso da vegekuu alle ore 14:54 | link | commenti (2)
categorie: poesia, immagini, letteratura, società


giovedì, 01 novembre 2007

Il dolore bussò alla mia porta, ma io ebbi paura...

RIP_HerbertMarshall                      RIP_GeorgeGray

clicca qui per leggere l'epigrafe di Herbert Marshall 

 

clicca qui per leggere l'epigrafe di George Gray

( Edgar Lee Masters, tratto da Antologia di Spoon River )

condiviso da vegekuu alle ore 23:22 | link | commenti (6)
categorie: ricorrenze, letteratura


giovedì, 25 ottobre 2007

Gli uomini di burro

Giovannino Perdigiorno, gran viaggiatore e famoso esploratore, capitò una volta nel paese degli uomini di burro. A stare al sole si squagliavano, dovevano vivere sempre al fresco, e abitavano in una città dove al posto delle case c'erano tanti frigonferi.

Giovannino passava per le strade e li vedeva affacciati ai finestrini dei loro frigoriferi, con una borsa di ghiaccio in testa. Sullo sportello di ogni frigorifero c'era un telefono per parlare con l'inquilino.

- Pronto.
- Pronto.
- Chi parla?
- Sono il re degli uomini di burro. Tutta panna di prima qualità. Latte di mucca svizzera. Ha guardato bene il mio frigorifero?
- Perbacco, è d'oro massiccio. Ma non esce mai di li?
- D'inverno, se fa abbastanza freddo, in un'automobile di ghiaccio.
- E se per caso il sole sbuca d'improvviso dalle nuvole mentre la Vostra Maestà fa la sua passeggiatina?
- Non può, non è permesso. Lo farei mettere in prigione dai miei soldati.
- Bum, - disse Giovannino.

E se ne andò in un altro paese.

(Gianni Rodari)

condiviso da vegekuu alle ore 15:12 | link | commenti (10)
categorie: racconti, letteratura, infanzia, esistenza, società


domenica, 26 agosto 2007

On ne voit bien qu'avec le coeur

condiviso da vegekuu alle ore 12:51 | link | commenti (11)
categorie: immagini, amore, letteratura, sogni, arte, aforismi, esistenza


sabato, 21 luglio 2007

Le catene della prostituzione sacra

...continua la collaborazione con gli amici di J.@.M. Magazine

NossideA partire dal VI secolo nella polis della Magna Grecia, Locri Epizephyri, veniva perpetrato un rito in onore di Afrodite nella contingenza greca, per il cui culto le fanciulle scelte sacrificavano tutta la loro vita alla divinità, diventando sacerdotesse della stessa. Ma le mansioni di queste ultime, obbligate a concedersi in nome della dea, si disfacevano nella sfera sessuale: le sacerdotesse erano considerate come dei tramiti con la dea, grazie alla quale chi vi si rivolgeva poteva ottenere fertilità, benevolenza, positività, buona sorte… Questo rito, che affonda le radici nell'antica Mesopotamia, prende il nome di "Prostituzione Sacra".
Moltissime le fanciulle locresi donate alla dea dalle proprie famiglie, in cui probabilmente fino agli inizi del IV secolo capeggiava una figura femminile, essendo Locri, una polis basata sul Matriarcato.
Di queste fanciulle faceva parte anche la celebre poetessa Nosside, prosecutrice della lirica saffica e definita, per ciò, dall'età ellenistica in poi " La Saffo d'Occidente".

     Locri Epizephyri - IV/III sec. a.c.

Afrodite di Capua"Quante onde, quante procelle, quanto tempo mi divide da te. Il profumo del gelsomino che inebria i colli di questa terra, mi sospinge a fissare, sulla linea che ci separa, il tuo candido volto" sospirava Nosside di fronte alla vastità dello Ionio illuminato dalle ultime ore del giorno. Dal peristilio del tempio di Afrodite, assorta, riportava alla luce emozioni,sensazioni, sentimenti mai cancellati, rievocava lo Zefiro, complice di un amore soprasensibile, quel vento che ora non sembrava più lo stesso.
Da sempre, fin dal ventre materno il suo destino era compiuto, la sua vita era stata decisa da una madre troppo imperiosa, causa della fuga del padre e della sua condizione: sacerdotessa di Afrodite per tutta l'esistenza. Pensava all'astio della tanto amata Saffo nei confronti della misoginia paterna, raccontata in quei versi pur così dolci, antitesi dei costumi e delle usanze di Locri, una città retta e governata dalle donne.
Ma a differenza della poetessa di Lesbo, lei non riusciva ad essere ostile a nessuno, nonostante fosse stata privata della vera libertà, non sapeva odiare, lei era nata per amare. Non portava rancore neanche per quel mercante di porpore venuto dalla Siria, uno dei pochi uomini visti fino ai suoi dodici anni, con cui, obbligata dal santuario aveva dovuto perdere la verginità. Il pianto che seguì quel momento "sacro" di
avvicinamento alla divinità, la soddisfazione di quell'uomo, il tintinnio delle monete sul marmo dell'altare, riecheggiavano come fantasmi, e pur non alimentavano nessun sentimento ostile. Nella zona antistante al tempio, le ultime fanciulle portavano offerte alla dea, ognuna di loro,di lì a poco sarebbe stata iniziata a quel rito, sul quale era basata la religione e l'economia locrese.
Per tutto il giorno moltissime vergini avevano compiuto il proprio dovere, ed ora loro, ultime si apprestavano a rientrare in città prima che Erebo calasse il proprio mantello. Soltanto lei si attardava nei ricordi, rapita dalla nostalgia di un eros, lontano, unica vera luce che assorbiva tutti i barlumi di felicità:

"Nulla è più dolce d'amore; ed ogni altra gioia viene dopo di lui: dalla bocca sputo anche il miele".

Saffo AbbandonataCosì rispondeva alle sue discepole, alle sue fanciulle, quando credevano di poter allontanare l'eros della loro vita. Si donava e portava alla luce la loro natura erotica, non voleva privare anche di quella felicità, fanciulle che vivevano soltanto per praticare quel rito.
Ognuna di loro le ricordava quegli occhi ridenti e limpidi, nei quali amava specchiarsi, quelle dita rosate, fuoco per le sue membra, ma soprattutto quella voce così soave che decantava versi al pari di Omero, ogni sorriso di fanciulla rievocava in lei il brivido di Anite, figlia dell'Arcadia. Anite...da troppo tempo non pronunciava quel nome! Da quella mattina, sul pontile del porto, quando aveva gridato, con la voce rotta dal pianto: "Anite! Anite! Torna a prendermi..." Sapeva che quel giorno non sarebbe mai arrivato, lei non poteva abbandonare la sua terra, non poteva raggiungere Mitilene, dove l'avrebbe accompagnata nella loro dimora, in cui Anite aveva da anni deciso di abitare.
L'unica speranza era alimentata dall'incontro con quel giovane greco di nome Aristocle, che le aveva parlato di Anite, della fama ottenuta nell'isola di Lesbo e nel resto delle isole, di quella bellezza non logorata dall'età, di quei meravigliosi versi, voce del loro amore. A quell'uomo sulla riva del porto sormontata dal colle Esopis, aveva pronunciato, con quella vera luce negli occhi, queste parole:

"Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va'!"


Marco Forlingeri        

Leggi gratutiamente il numero di Luglio/Agosto su www.jam-magazine.it
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categorie: poesia, immagini, letteratura, storia, donna


sabato, 21 aprile 2007

Verso il nuovo Partito Democristiano....

Prodi_partitodemocraticoFIRENZE - ''Il processo e' irreversibile. Se va forte cambia l'Italia, se ha delle incertezze fallisce''. Romano Prodi, tra una missione in Oriente e una puntata in Arabia Saudita, nel giorno in cui fa la spola tra Roma e Firenze per salutare una nuova, decisiva tappa di avvicinamento al Partito Democratico.
Nel tragitto da Cinecittà al Pala Mandela, il professore riceve consensi e applausi da tutti i quasi quattro mila delegati dei due congressi, racconta la sua "emozione", saluta con passione ed affetto i compagni di viaggio che chiama per nome: Francesco [Rutelli], Piero [Fassino], Massimo [D'Alema]. (fonte: ansa.it)

Nel frattempo, io acquisto un nuovo numero di "Porta Portese".
Cerco una stanza in affitto che costi meno di 500 euro al mese e un lavoro che possa durare almeno 6 mesi... naturalmente senza garanzie, senza ferie pagate, senza tutele in caso di malattia e con la consapevolezza di poter essere licenziato da un giorno all'altro, senza preavviso....


Ma Prodi è stato fin troppo impegnato coi Taxi, le pseudo-liberalizzazioni e le missioni militari, per pensare agli insignificanti problemi di uno dei tanti sfigati precari pacifisti....

Solo una domanda sfiora i miei pensieri:

"Il professore riceve consensi e applausi... Ma che cazzo c'avranno da applaudire?"


«Servirsi a fini di potere degli sfruttati (anche solo del loro nome) è la peggiore forma di sfruttamento possibile. Proclamare il proprio amore per gli operai può riuscire un comodo alibi per chi non ama nessun operaio, o nessun uomo. Una folla consapevole che afferma la libertà dello spirito è uno spettacolo sublime. Ma una folla accecata che esalta il Potere è uno spettacolo osceno: chi si rende responsabile di una simile oscenità farebbe meglio a impiccarsi!»

(Elsa Morante, Piccolo Manifesto dei Comunisti senza classe né partito)
condiviso da vegekuu alle ore 05:02 | link | commenti (22)
categorie: guerra e pace, news, letteratura, società


mercoledì, 14 febbraio 2007

La vita è un suono...

Se la Musica è il nutrimento dell'Amore, suonate ancora.

(William Shakespeare)

condiviso da vegekuu alle ore 15:51 | link | commenti (21)
categorie: musica, amore, ricorrenze, letteratura, video


martedì, 19 dicembre 2006

..feste comandate? ...illusioni ottiche.......


Se c'è una cosa che detesto in questo mondo sono le feste obbligate in cui la gente piange perché
è allegra, i fuochi artificiali, le recite insulse, le ghirlande di carta crespa che non hanno
nulla a che vedere con un bambino nato duemila anni fa in una stalla indigente.


( Gabriel García Márquez, da Memoria delle mie puttane tristi )


Il Triangolo di Kanizsa


condiviso da vegekuu alle ore 13:16 | link | commenti (48)
categorie: ricorrenze, letteratura, percezione, stati di animo


venerdì, 10 novembre 2006

Che faccia bello o cattivo tempo è mia abitudine andare a passeggiare ogni pomeriggio verso le 5 nei giardini del Palais-Royal. Intrattengo me stesso con la politica, l'amore, il gusto, la filosofia e abbandono la mente al suo libertinaggio lasciandola padrona di seguire ogni pensiero che le si presenti, saggio o folle che sia. E la mente si comporta come quei giovani dissoluti che corrono dietro alle ragazze con l'aria sventata, il volto sorridente, l'occhio vivace e il nasino all'insù, corteggiandole tutte senza attaccarsi a nessuna di loro.

Ecco: i miei pensieri sono le mie puttane.


( Denis Diderot, Le neveu de Rameau )
condiviso da vegekuu alle ore 23:26 | link | commenti (20)
categorie: letteratura, esistenza





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