Lettera di un «bamboccione» al Prof. Romano Prodi
Secondo gli ultimi dati forniti dalla Banca D'Italia - relativi ai giovani alle prese con il mondo del lavoro - si evince chiaramente che "il salario dei lavoratori dipendenti più giovani si è ridotto negli anni Novanta rispetto a quello dei lavoratori più anziani"; inoltre, "il calo del salario d'ingresso non è stato controbilanciato da una carriera e, quindi, una crescita delle retribuzioni più rapida". Ne consegue che "la perdita di reddito nel confronto con le generazioni precedenti risulta dunque in larga parte permanente". In altri termini, i giovani guadagnano fino al 35% in meno dei loro padri, senza alcuna prospettiva di crescita professionale che possa compensare nel tempo questo enorme gap generazionale.
Lei mi insegna, Professore, che il programma dell'Unione era molto chiaro e deciso su questo tema:
[...] sosteniamo politiche del lavoro dirette a promuovere la piena e buona occupazione e a ridurre il tasso di precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro discontinuo. Oltre al superamento della legge "Maroni", noi puntiamo:
- all'estensione a tutti i lavoratori delle tutele e dei diritti di base (maternità, paternità, malattia, infortunio, diritti sindacali,etc) e dell'accesso al credito;
- all'aumento delle opportunità di crescita professionale, attraverso il diritto alla formazione permanente;
- alla garanzia e al sostegno non solo del reddito attuale, ma anche dei trattamenti pensionistici futuri, con strumenti quali: la totalizzazione di tutti i contributi versati, anche in regimi pensionistici diversi, e la copertura figurativa per i periodi di non lavoro.
Vogliamo inoltre estendere le tutele anche nel mercato del lavoro riformando gli ammortizzatori sociali, potenziando i servizi pubblici all’impiego e la formazione professionale sul territorio, innovando e allargando le politiche attive di sostegno all’occupazione e per la formazione lungo tutto l’arco della vita. In particolare, proponiamo politiche specifiche per aumentare le opportunità di lavoro dei gruppi oggi sottorappresentati sul mercato del lavoro, in primo luogo:
- i giovani, per accrescerne istruzione e qualificazione professionale e stabilizzarne i rapporti di lavoro;
- le donne, con strumenti che ne garantiscano la parità di diritti normativi, retributivi e pensionistici, senza discriminazioni. Anche a tal fine, vogliamo favorire la conciliazione delle responsabilità genitoriali degli uomini e delle donne con la vita lavorativa, con diversi strumenti: dall’estensione degli asili nido di territorio
come diritto alla socializzazione primaria dei bambini e delle bambine, alla possibilità di part-time e di congedi adeguatamente retribuiti, agli incentivi per l’inserimento e il reinserimento al lavoro dopo periodi di assolvimento di responsabilità genitoriali;
- gli anziani, con azioni che promuovano la vecchiaia attiva: sostegni e incentivi al reinserimento al lavoro, formazione professionale per adeguare le competenze; forme di passaggio graduale fra lavoro e non lavoro, anche con part time misto a pensione;
- i lavoratori delle aree depresse, specie del Mezzogiorno, con incentivi mirati all’occupazione stabile e alla regolarizzazione del lavoro nero oltre che con il rilancio dello sviluppo di quelle regioni;
- i soggetti disabili e svantaggiati, attraverso il superamento delle normative introdotte dalla "legge 30" e il potenziamento dei centri pubblici per i servizi di inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità. (pp. 163-164)
Ancora oggi, questa parte del programma risuona come musica nella mia scatola cranica.
Ma, con il passare dei giorni, le note di questa sinfonia si fanno sempre più dissonanti...
Gentile Professore, chi le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" che ancora credono in quelle promesse. E ci credono fermamente, proprio come avevano creduto alle promesse di riduzione delle spese militari. Chi Le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" idealisti che confidano ancora nei colori della Pace, ma hanno visto stanziare centinaia di milioni di euro per il rifinanziamento delle missioni militari; uno di quelli che inermi hanno assistito all'ampliamento delle basi militari USA di Vicenza.
Gentile Professore, chi Le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" che Le hanno dato la propria preferenza alle ultime elezioni. E, innamorati delle emozionanti parole sul "diritto a comunicare e ad essere informati", sulla "ricchezza e pluralità delle fonti, quali valori fondamentali di una democrazia avanzata" - parole che vibravano nelle ultime pagine del programma - assistono esterefatti al disegno di legge che metterebbe il bavaglio alla libera informazione su internet. Uno dei tanti "bamboccioni", abbagliati, illusi, umiliati ed offesi dall'operato di questo governo e che, sprofondati ormai da tempo nell'incertezza più assoluta, si chiedono: "Quale sarà la prossima tragica mossa del Governo Prodi?" (sempre se ci sarà ancora per molto, un governo Prodi).
Gentile Professore, chi Le scrive è uno dei tanti "bamboccioni" che temono (terrorizzati) il possibile ritorno del Cavaliere.
Uno dei tanti, che spera ancora che gli impegni presi con il popolo italiano saranno, prima o poi, rispettati ed onorati. Uno dei tanti, che si permette di dare, a Lei e a tutti i membri dell'attuale Governo, un umile consiglio: rileggete con attenzione (e magari con un paio di occhiali nuovi) il programma. Perché noi "bamboccioni" - a differenza di qualche esimio ministro - prima di firmare qualsiasi cosa, leggiamo tutto con molta attenzione...
In attesa di un suo possibile riscontro, porgo cordiali saluti.
Donato Marchesani
categorie: lettere, sogni, lavoro, informazione, societÃ
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