Comincia oggi la collaborazione con gli amici di J.@.M. - Juice of Arts and Music 
Apri lentamente gli occhi, ti senti la testa un po’ indolenzita, hai la gola secca e tutto il tuo corpo è intirizzito, freddo. Non appena i tuoi occhi cominciano a mettere a fuoco ciò che ti circonda, vedi un uomo con addosso una specie di tuta spaziale che guarda in basso verso di te. Ti sorride. " Ce l'hai fatta. Benvenuto nel XXV secolo". Tutto questo può sembrare fantascienza, eppure oggi ci sono molte persone che stanno investendo tempo e denaro nella scienza dell'ibernazione, con la speranza che un giorno, decenni o secoli dopo la loro "morte", possano essere curati e riportati in vita. La base teorica dell'ibernazione è di una semplicità affascinante: una persona muore, il suo corpo viene prima congelato e poi, al momento opportu-no, decongelato in un mondo futuribile dominato da tecnologie avanzatissime. Tutti i suoi problemi, compreso quello di avere un corpo mortale, sono così risolti. [...]
Al di là delle avversioni morali apertamente dichiarate, ad esempio, dalla Chiesa, che ritiene moralmente inaccettabili i principi fondamentali di questa scienza, sostenendo che l'Uomo non è destinato all'immortalità in questo mondo, c'è chi sostiene che non si hanno prove della possibilità che un individuo decongelato possa riacquisire la propria individualità psichica. Le attività del cervello, infatti, specie quelle relative alla memoria, cosituiscono uno dei più grandi enigmi della biologia umana. Se la memoria non è che una serie di impulsi elettrici, trascorsi alcuni secoli dentro un "dewar", essi sarano già cessati da tempo. In altre parole ci si potrebbe risvegliare con un cervello da neonato o con un corpo vivo e un cervello neurologicamente morto. Supponendo, però, che tutto vada secondo i piani stabiliti e si possa tornare in vita con corpo e cervello in piena efficienza, ci sono da considerare altri fattori. Come si sopravviverà nella "nuova" vita? Quale sarà l'impatto con una civiltà avanzata? Oltretutto, se nel XXV secolo saranno scomparse gran parte delle malattie che oggi ci affliggono, è possibile che un mondo già sovrappopolato non sia interessato ai "viaggiatori del tempo"? Chiudendo con una frase di una nota pubblicità, e mai calzante quanto in questo caso, possiamo affermare pienamente che per chi sceglie questa strada "l'ottimismo è il profumo della vita ". leggi tutto
( J.@.M. magazine mensile culturale, n. 14, Giugno 2007 )