Nessuno tocchi la missione di pace!
Erano lì, alle porte di Kabul, per inaugurare un ponte. I genieri italiani lo avevano appena ricostruito. Una giornata di festa, con tanti bambini e un attentatore kamikaze che risale l'argine di un fiume. I soldati italiani si insospettiscono, lo fermano. Lui si fa esplodere. E' una strage. Muoiono 9 civili afgani, tra cui sei bimbi, e il maresciallo Daniele Paladini. Altri tre militari restano feriti, insieme a una decina di civili.L'attentato è avvenuto ieri alle 9.52 locali, le 6.22 in Italia. Una strage. Secondo quanto riferito dal comando di Isaf, la missione della Nato, le schegge hanno ucciso dieci persone, oltre all'attentatore: nove civili, sei dei quali bambini, e il maresciallo Daniele Paladini. Feriti altri tre italiani e una decina di cittadini del posto. Le condizioni del sottufficiale sono subito apparse gravissime: è stato evacuato con un elicottero, ma è morto durante il trasporto all'ospedale di Kabul.
Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano esprime "dolore ed orgoglio". Il presidente del consiglio, Romano Prodi, dopo aver parlato di un terrorismo che in Afghanistan si presenta anche "con nuovi metodi" per quel paese, come quello dei kamikaze, risponde anche a chi in Italia solleva dubbi sulla missione: "La nostra strategia non cambia per un pur tragico incidente." ansa
Un tragico incidente, dunque. L'ennesimo. Nulla a che vedere con la teoria secondo la quale "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria". Perché se il ponte è stato ricostruito, è evidente che qualcuno, prima, lo aveva distrutto (magari un caccia americano in "missione di pace"). Perché se un kamikaze compie un gesto così atroce e disumano, lo fa anche in nome delle migliaia di vittime innocenti, donne e bambini morti perché un caccia americano, per un "tragico errore" ha sganciato una bomba proprio sulle loro teste. Donne e bambini che non avranno mai un volto, né un nome. Li chiamano "danni collaterali". Vite minori, anonime, insignificanti. Nessuna medaglia al valore per loro. Niente funerali di stato.
Il presidente della repubblica e il presidente del consiglio provano "dolore e orgoglio" per la morte di Daniele Paladini. Ma non una parola sulle altre nove vittime dell'attentato, tra cui sei bambini. I telegiornali non manderanno in onda le loro foto, né i giornali pubblicheranno, in prima pagina, i loro nomi. I "danni collaterali" non hanno volto, non hanno nome. Nessuno prova "dolore e orgoglio" per le loro vite spezzate.
La colpa, ovviamente, è solo dei kamikaze, dei terroristi. Noi non abbiamo colpa. Nessuna colpa. Qualcuno, a torto, potrebbe obiettare che occupare militarmente un altro paese e sganciare le bombe addosso ai civili suona più di strategia di "guerra" che di "missione di pace". Ma, a parte qualche "tragico incidente" e qualche migliaia di "danni collaterali", la nostra era e rimane una "missione di pace".
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