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Database aggiornato in tempo reale dei civili morti in Iraq a partire dall'intervento militare degli USA nel 2003.

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Emergency si occupa dell'assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati, allo scopo di dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione e di promuovere una cultura di pace e solidarietà

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Amnesty International è un’organizzazione non governativa indipendente, svolge ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all’integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione.

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AMREF, attraverso l'ausilio di educatori, medici, infermieri, ingegneri, promuove lo sviluppo di 14 Paesi dell'Africa orientale: dal Kenya all'Uganda, dal Sudan al Sudafrica.

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venerdì, 14 marzo 2008

Il paese dei bugiardi


C'era una volta, là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole
c'era subito uno pronto
a dire: "Che bel tramonto!"
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
"Ohibò, che notte bruna,
non ci si vede niente".

Se ridevi ti compativano:
"Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?"
Se piangevi: "Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni nella testa".
Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c'erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l'aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.


Dall'oggi al domani
lo fecero pigliare
dall'acchiappacani
e chiudere al manicomio.
"E' matto da legare:
dice sempre la verità".
"Ma no, ma via, ma và ..."
"Parola d'onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello ..."
La strana malattia
fu descritta in trentatre puntate
sulla "Gazzetta della bugia".

Infine per contentare
la curiosità
popolare
l'Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel "giardino zoo-illogico"
(anche quel nome avevano rovesciato ...)
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po' alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l'epidemia.
Macché, niente da fare.
Dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.


(Gianni Rodari)


...qualcuno sicuramente starà pensando: "L'uomo-che-diceva-la-verità viene liberato ed eletto presidente. Lieto fine!"

...purtroppo non ne sarei così sicuro, dal momento che questa filastrocca è tratta da "Le favole a rovescio" e, con tutta probabilità, alle prossime elezioni sarà eletto presidente l'uomo-che-NON-dice-MAI-la-verità...

 (ogni riferimento al "Cavaliere" non è puramente casuale )

condiviso da vegekuu alle ore 13:06 | link | commenti (22)
categorie: poesia, infanzia, mafie, giochi linguistici


sabato, 17 novembre 2007

Il povero (c)ane senza testa

Ogni riferimento al post precedente NON è puramente casuale...

il_povero_cane_senza_testa
Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero (c)ane
di cui parla la gente.

È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.

La testa, si dice,
gliel'hanno mangiata...
(La " c " per i fiorentini
è pietanza prelibata).

Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.

Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.

Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l'ha
ma non l'adopera mai.


(Gianni Rodari)

condiviso da vegekuu alle ore 14:54 | link | commenti (2)
categorie: poesia, immagini, letteratura, società


giovedì, 15 novembre 2007

Orgoglio padano: ode al cielo duro

A Brugherio (Mi) apre il primo Caffè Padano. Scritte contro rom, romani e islamici.

Mi chiedo cosa penserebbe Giuseppe Garibaldi se, ritornando dal passato, capitasse proprio in un caffè padano...

CaffèPadano(fonte: www.repubblica.it)
Ode al cielo duro

Noi siam padani, razza superiore
di questa Italia il vero motore
beviam l'acqua del Po' e ne siamo fieri
odiam terroni, musulmani e neri.

La nostra storia è scritta da colossi:
Borghezio, Calderoli e Umberto Bossi
che ce l'han duro e sempre in erezione
tra un rito celtico e una secessione.

Ci raduniamo nel caffè padano
ov'è sgradito il ladrone romano
l'aperitivo a base di maiale
tiene lontano ogni mediorientale.

Ma un dì un signore di rosso vestito
barba, capelli lunghi e sguardo ardito
entrò e diresse a Roma la sua vista
noi si pensò: "Barbone comunista!".

E gli spiegammo: "Qui non sei voluto
pezzente comunista di un cornuto!"
così gli raccontammo con gran boria
del popolo padan gloriosa storia.

Questi restò in silenzio religioso
occhi di ghiaccio e sguardo rancoroso
furioso e assai deluso del futuro
ci prese tutti... a calci nel culo!

(Donato Marchesani)
condiviso da vegekuu alle ore 14:12 | link | commenti (19)
categorie: guerra e pace, poesia, storia, società, foto di autore


sabato, 21 luglio 2007

Le catene della prostituzione sacra

...continua la collaborazione con gli amici di J.@.M. Magazine

NossideA partire dal VI secolo nella polis della Magna Grecia, Locri Epizephyri, veniva perpetrato un rito in onore di Afrodite nella contingenza greca, per il cui culto le fanciulle scelte sacrificavano tutta la loro vita alla divinità, diventando sacerdotesse della stessa. Ma le mansioni di queste ultime, obbligate a concedersi in nome della dea, si disfacevano nella sfera sessuale: le sacerdotesse erano considerate come dei tramiti con la dea, grazie alla quale chi vi si rivolgeva poteva ottenere fertilità, benevolenza, positività, buona sorte… Questo rito, che affonda le radici nell'antica Mesopotamia, prende il nome di "Prostituzione Sacra".
Moltissime le fanciulle locresi donate alla dea dalle proprie famiglie, in cui probabilmente fino agli inizi del IV secolo capeggiava una figura femminile, essendo Locri, una polis basata sul Matriarcato.
Di queste fanciulle faceva parte anche la celebre poetessa Nosside, prosecutrice della lirica saffica e definita, per ciò, dall'età ellenistica in poi " La Saffo d'Occidente".

     Locri Epizephyri - IV/III sec. a.c.

Afrodite di Capua"Quante onde, quante procelle, quanto tempo mi divide da te. Il profumo del gelsomino che inebria i colli di questa terra, mi sospinge a fissare, sulla linea che ci separa, il tuo candido volto" sospirava Nosside di fronte alla vastità dello Ionio illuminato dalle ultime ore del giorno. Dal peristilio del tempio di Afrodite, assorta, riportava alla luce emozioni,sensazioni, sentimenti mai cancellati, rievocava lo Zefiro, complice di un amore soprasensibile, quel vento che ora non sembrava più lo stesso.
Da sempre, fin dal ventre materno il suo destino era compiuto, la sua vita era stata decisa da una madre troppo imperiosa, causa della fuga del padre e della sua condizione: sacerdotessa di Afrodite per tutta l'esistenza. Pensava all'astio della tanto amata Saffo nei confronti della misoginia paterna, raccontata in quei versi pur così dolci, antitesi dei costumi e delle usanze di Locri, una città retta e governata dalle donne.
Ma a differenza della poetessa di Lesbo, lei non riusciva ad essere ostile a nessuno, nonostante fosse stata privata della vera libertà, non sapeva odiare, lei era nata per amare. Non portava rancore neanche per quel mercante di porpore venuto dalla Siria, uno dei pochi uomini visti fino ai suoi dodici anni, con cui, obbligata dal santuario aveva dovuto perdere la verginità. Il pianto che seguì quel momento "sacro" di
avvicinamento alla divinità, la soddisfazione di quell'uomo, il tintinnio delle monete sul marmo dell'altare, riecheggiavano come fantasmi, e pur non alimentavano nessun sentimento ostile. Nella zona antistante al tempio, le ultime fanciulle portavano offerte alla dea, ognuna di loro,di lì a poco sarebbe stata iniziata a quel rito, sul quale era basata la religione e l'economia locrese.
Per tutto il giorno moltissime vergini avevano compiuto il proprio dovere, ed ora loro, ultime si apprestavano a rientrare in città prima che Erebo calasse il proprio mantello. Soltanto lei si attardava nei ricordi, rapita dalla nostalgia di un eros, lontano, unica vera luce che assorbiva tutti i barlumi di felicità:

"Nulla è più dolce d'amore; ed ogni altra gioia viene dopo di lui: dalla bocca sputo anche il miele".

Saffo AbbandonataCosì rispondeva alle sue discepole, alle sue fanciulle, quando credevano di poter allontanare l'eros della loro vita. Si donava e portava alla luce la loro natura erotica, non voleva privare anche di quella felicità, fanciulle che vivevano soltanto per praticare quel rito.
Ognuna di loro le ricordava quegli occhi ridenti e limpidi, nei quali amava specchiarsi, quelle dita rosate, fuoco per le sue membra, ma soprattutto quella voce così soave che decantava versi al pari di Omero, ogni sorriso di fanciulla rievocava in lei il brivido di Anite, figlia dell'Arcadia. Anite...da troppo tempo non pronunciava quel nome! Da quella mattina, sul pontile del porto, quando aveva gridato, con la voce rotta dal pianto: "Anite! Anite! Torna a prendermi..." Sapeva che quel giorno non sarebbe mai arrivato, lei non poteva abbandonare la sua terra, non poteva raggiungere Mitilene, dove l'avrebbe accompagnata nella loro dimora, in cui Anite aveva da anni deciso di abitare.
L'unica speranza era alimentata dall'incontro con quel giovane greco di nome Aristocle, che le aveva parlato di Anite, della fama ottenuta nell'isola di Lesbo e nel resto delle isole, di quella bellezza non logorata dall'età, di quei meravigliosi versi, voce del loro amore. A quell'uomo sulla riva del porto sormontata dal colle Esopis, aveva pronunciato, con quella vera luce negli occhi, queste parole:

"Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va'!"


Marco Forlingeri        

Leggi gratutiamente il numero di Luglio/Agosto su www.jam-magazine.it
condiviso da vegekuu alle ore 15:24 | link | commenti (3)
categorie: poesia, immagini, letteratura, storia, donna


giovedì, 28 giugno 2007

'O pate

‘O pate è ‘o pate
nun se po lamentà maje cu nisciuno
adda fà sempe ‘o forte, adda fà ‘o pate
è capo, ma nun sape cumannà.

‘O pate è ‘o pate
sempe annascuso, nun se vede maje
ma sape tutto chello ca succede
e quanno vò se sape fà sentì
e c’’a fatica ‘nfaccia e dint’ all’ossa
va cammenanno cu ‘e penziere appriesso
se cresce ‘e figli dint’’o portafoglio
sempe cchiù chino ‘e ‘sti fotografie
nisciuno ‘o sente quanno parla sulo
e se fa viecchio sestimanno e guaje
e si ‘o faje male s’astipa ‘o dolore areto a nu sorriso
e se va a ‘ppendere dint’ ’o scuro
a ‘na lacrema d’ ’o core
ca ogni tanto ‘o fa cadè.

‘O pate è ‘o pate
nun se po’ rassignà si ‘o juorno è niro
pe’ forza adda truvà nu piezze ‘e sole
pe’ scarfà ‘a casa soja primma ‘e partì;

‘O pate è ‘o pate
‘o primmo amico ‘e quanno si criaturo
ca fore ‘a scola nun ‘o truove maje
ma sta tutte ‘e mumente addò staje tu,
‘o truove sempe cu ‘o piacere ‘n mane
si nun vuò niente te vo’ dà coccosa
e se sta zitto pe’ guardà ‘e parole
ca so’ carezze ca isso t’ ’a ‘mparato,
acale l’uocchie quanno te saluta
e sott’ ‘e diente dice statt’accorto
e chella mano ca te tocca ‘a spalla è ‘o coraggio ca tiene
e nun te miette cchiù paura,
pecchè saje ca nun si sulo
quanno ‘a vita è contro a te.

(Nino D'angelo, 'O pate)


condiviso da vegekuu alle ore 10:56 | link | commenti (12)
categorie: musica, poesia, stati di animo


lunedì, 04 giugno 2007

San Francesco e la migrazione degli uccelli...


Il 4 giugno 1994, il Poeta Massimo girava la sua ultima scena... 

Massimo Troisi, tratto dal film Ricomicnio da tre 

Ecco alcuni post dedicati a Massimo Troisi:
Ma perché siete tutti così sinceri con me
Annunciazione!
Lasciatemi soffrire tranquillo
Ricordati che devi morire!
Non è che sono contrario al matrimonio
Pulcinè

condiviso da vegekuu alle ore 20:22 | link | commenti (14)
categorie: poesia, cinema, arte, video, umorismo


martedì, 15 maggio 2007

Ancora sono pochi gli uomini forti...

Condiviso da un caro amico di Pensierofilia... Giuseppe

Peace


Bob Marley Redemption Song
(
Testo / Traduzione )
condiviso da vegekuu alle ore 17:34 | link | commenti (12)
categorie: musica, guerra e pace, poesia, foto di autore





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